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TEATRO i

Eva (1912-1945)

da “Innamorate dello spavento”


Una bambina così modesta e quieta che a ogni moto dell’anima sua arrossiva…

Contro natura, patria, età, reputazione, razza!
Innamorata… del suo spavento!
Shakespeare, Otello

La fine della guerra, la fine di Hitler.

Si è consumata un’enorme tragedia e, nello stesso tempo, la tragedia stessa non riesce a compiersi. Eva, sola in scena, aspetta questa fine, un personaggio tragico a cui è preclusa la dimensione del tragico. Eva è una donna che sta per morire ed è una donna innamorata. Innamorata di Hitler, fedele al suo amore fino all’ultimo istante.

In questa tragedia mancata e grottesca Eva è un’eroina per cui non si può non provare tenerezza, nonostante tutto, proprio come se l’oggetto del suo amore potesse essere dimenticato. Eva confonde la sua storia con quella di Rossella O’Hara: c’è desiderio, ammirazione, battaglie da vincere e da perdere, fedeltà, fino alla fine.

Eppure, da questo infinito amore, al di là del bene e del male, affiora la paura. Paura dell’abbandono, paura dello strapotere dell’amato, paura della propria fragilità di amanti, paura che l’amore finisca, paura che l’amore si realizzi, paura dell’amore stesso e di quello che l’amore può chiedere.

Innamorate dello spavento è un progetto di Teatro i in cui l’autore Massimo Sgorbani cattura le voci di alcune donne legate al Führer che precipitano inarrestabili verso la fine del Reich.

Tra il 29 aprile e il 1° maggio del 1945, nel bunker sotterraneo del Palazzo della Cancelleria di Berlino, alcuni dei principali rappresentanti del partito nazionalsocialista si suicidano. Poche ore prima Hitler sposa Eva Braun. Poche ore dopo Hitler e signora si uccidono con le fiale testate sul pastore tedesco del Führer, Blondi, il primo a morire. Poche ore dopo Magda Goebbels somministra le fiale ai sei figli addormentati. Ancora poche ore, e anche Magda e il marito si avvelenano con le stesse fiale.

Innamorate dello spavento si compone di tre testi distinti che Teatro i ha affrontato con la regia di Renzo Martinelli e l’interpretazione di Federica Fracassi. Il primo, Blondi, è stato prodotto dal Piccolo Teatro di Milano nella stagione 2012‐2013 ed è stato nuovamente in scena sul medesimo palco a maggio 2014; inoltre è stato riallestito a Teatro i nel 2019. La seconda parte, “Eva”, un work in progress le cui tappe hanno portato a molteplici versioni dello spettacolo realizzate ad hoc per i luoghi ospitanti, dà voce all’omonima protagonista, Eva Braun che, precipitando ignara verso il suicidio, intreccia la sua storia con quella di Rossella O’Hara, protagonista di Via col Vento, il suo film preferito. Infine, la terza parte, che vede in scena Magda Goebbels e lo stesso Führer, ha debuttato nell’autunno 2014.



Teatro i
, dopo oltre dieci anni di percorso da compagnia indipendente, opera dal 2005 nella sua sede di Via Gaudenzio Ferrari, a Milano.
Riconosciuto a livello nazionale e internazionale per la forte identità della sua proposta culturale, legata alla realizzazione e alla distribuzione della drammaturgia contemporanea ospita numerosi artisti del teatro contemporaneo italiano e internazionale, anche grazie a prestigiose iniziative come Fabulamundi – Playwriting Europe. Beyond Borders?, un network europeo di cui Teatro i è l’unico teatro partner in Italia.
Polo di produzione e coproduzione, vanta numerosi riconoscimenti soprattutto riguardo agli spettacoli realizzati dal suo storico nucleo artistico, che compone anche la direzione del teatro: Renzo Martinelli, regista, Francesca Garolla, dramaturg e autrice, Federica Fracassi, attrice.

Il progetto culturale di Teatro i ha l’obiettivo di “rendere visibili” le istanze e le potenzialità di quella che oggi si definisce “scrittura contemporanea”, attraverso un percorso artistico e tematico intimamente legato a riflessioni che toccano la nostra società. Una originale dimensione di “teatro politico”, seppur lontana da un approccio documentaristico o di denuncia sociale. Un teatro che si rivolge alla “polis” in cui agisce, affrontando tematiche che riflettono le criticità del nostro tempo, interrogandosi sui nodi del presente e utilizzando il testo e il linguaggio della scena per una ricerca, teorica e pratica, che non vuole perdere di vista il suo primo interlocutore: il pubblico.