Domenica 4 settembre_ ore 17_ Ramo Rosso_ dialogo filosofico
THEATRE OF THOUGHT
Snejanka Mihaylova, performer e filosofa bulgara residente ad Amsterdam, e Florinda Cambria, docente di Filosofia ed Epistemologia della Complessità presso l’Università de L’Aquila, si confrontano attorno all’idea di teatro del pensiero, partendo ciascuna dalla propria formazione personale, avendo come pretesto il libro THEATRE OF THOUGHT della Mihaylova edito Critique & Humanism (BG)
Alcuni appunti sul libro di Vittore Collina:
Teatro del Pensiero è un libro che raccoglie la creazione di una seria di sistemi di scrittura che interrogano il linguaggio a partire di forme naturali: l’uovo, il cristallo, le farfalle.
È un libro che eccede, che trabocca al di là delle partizioni solite. E lo fa consapevolmente per essere aderente a se stesso, per far si che l’oggettivazione rivesta al meglio il suo potenziale, ovvero tutta l’energia creativa che contiene e cui dà forma sensibile. Il potenziale interno, allora, la sua energia sono dovuti a un ponte lanciato tra filosofia e arte, e percorso continuamente in ambedue le direzioni. In altri termini persistente intreccio di creazione artistica e pensiero, che fa capo da una parte alla filosofia del linguaggio, dall’altra al teatro.
Dimensione narrativa minimale e concentratissima – dimensione performativa potente che non è quella che siamo soliti trovare in un libro. Un intreccio che si presta a varie forme di presentazione (qui il suo potenziale performativo): dove lo spazio del teatro è preparato per accogliere riflessioni e forme dialogiche capaci di aprire all’incontro tra arte e pensiero. In ogni caso, ripeto, è un camminare sui bordi in un’area di frontiera difficile e fertilissima.Le aree dove convivono e si mescolano appartenenze diverse, e dove la maturità proviene dall’esperire ed elaborare il confronto (lontani dalle certezze dell’eredità ricevuta e ripetuta stancamente).
Leggendolo mi ha ricordato pagine e temi di Gilles Deleuze nella Logica del senso, quando al filo delle superfici, che rifiuta profondità abissali e superiorità suprema si presenta come filo trascendentale in termini non kantiani e cerca la purezza dell’evento, il finora irraggiungibile reame della totalità riconciliata dei linguaggi.








