25 > 31 agosto_ ex Filanda

Plumes dans la tête

Diario di lavoro in itinere di Stato di Grazia
Lavorando sul secondo momento del trittico Formazione Pagana
di Silvia Costa

 

Formazione paganaQuando ho iniziato a lavorare su Formazione Pagana sapevo che avrei avuto bisogno di tempo; che avrei iniziato un processo con una certa durata.
Una formazione è diversa da una forma data.
La sua composizione necessità di più passaggi, esige un tempo tecnico per mettere insieme gli elementi, per assimilarsi, e comprenderli. Volevo assumere una materia di base, neutra, ancora informe, e volevo trasformarla, di passaggio in passaggio, di stato in stato, come in un processo chimico, come in una trasformazione alchemica.
Lentamente. Minuziosamente. La materia sarebbe stata lì costantemente, ma si sarebbe presentata alla visione sotto forme completamente differenti e rinnovate ad ogni passaggio.
Per questo ho iniziato a concepire il lavoro separato in tre quadri, come in un trittico, dove c’è un senso di lettura cronologico, che richiede tempo, ma dove c’è anche una qualità formale compiuta in ciascuna delle parti che lo compongono. Allo stesso modo, la mia materia sottoposta ad un processo chimico-visivo si doveva arrestare in ciascun quadro, in un preciso, nuovo, stato di materia.
Così volevo si componessero le tre parti di Formazione Pagana.
Vive indipendentemente l’una dall’altra, ma potenziate da una loro convivenza. Da una loro vicinanza.
Avevo in mente fin dall’inizio i tre nuclei; e per ciascuno l’elemento di contrasto, di rovesciamento, che finivo per ritrovare era sempre l’ORO. Come lo sfondo delle icone l’oro stacca le figure e le mette in risalto. Le figure che avevo in mente avevano tutte bisogno di quell’essere messe in luce, di essere stagliate in quel modo.
L’oro, elemento basilare nelle ricerche alchemiche, elemento magico di incorruttibilità e perfezione. Elemento a cui aspirare; tesoro da cercare di ottenere.
Avevo quindi trovato la mia materia di base, l’ambiente dove collocare le mie figure; l’unico dove i passaggi che immaginavo sarebbero potuti avvenire.

Insorta distesa

Appunti da Insorta distesa

Appunti da Insorta distesa
Appunti da Insorta distesaAppunti da Insorta distesa
Appunti da Insorta distesa

Stato di Grazia

Stato di Grazia assume nella sua struttura e ne fa la colonna portante, un testo tratto da Psychopathia costruzione scenografia_Stato di Grazia_Lab. Vito Materasexualis di Richard von Krafft-Ebing, pubblicato per la prima volta nel 1886.
Cercavo una storia, ma che fosse fuori dalla letteratura.
Un testo fatto per non essere letto, per non essere raccontato.
Un testo glaciale. Un testo scomodo.
I casi clinici raccolti in questo libro non hanno infatti carattere di testimonianza o di memoria.
Esistono in quanto freddo catalogo, in quanto meccanico studio, a volte dal carattere quasi tassonomico. Vengono infatti create catagorie, gruppi specifici.
costruzione della scenografia_Stato di Grazie_laboratorio di Vito MateraIl carattere particolare di ciascuna di queste vite è che esse possono essere sintetizzate in un solo atto. Non ci sono aggettivi, ma solo descrizioni di gesti radicalizzati nel soma del personaggio.
L’impulso sessuale patografico per il quale sono state scelte non vuole essere (non lo è nelle mie, ne nelle intenzioni di Ebing) di carattere provocatorio. La sessualità è assunta piuttosto come uno dei caratteri insiti nel segreto più geloso dell’esistenza umana, una possibile chiave verso il “conosci te stesso”.

Nell’ideazione di Stato di Grazia sentivo il bisogno di raccontare la storia di qualcuno.
Una di quelle vite che Foucault ha battezzato con il termine “infami”, perché un unico gesto o un semplice tratto sono sufficienti a contraddistinguerle, a mettergli il marchio.

costruzione della scenografia_Stato di Grazie_laboratorio di Vito MateraCercavo qualcuno che con la sua presenza e con le sue parole portasse corruzione. In mezzo a tutto quell’oro.
Qualcuno che arrivasse davvero a toccare il fondo. Declinasse e deviasse fino in fondo. In senso morale, ma anche spaziale.
L’oro qui è quel fondo, e getta su ogni cosa una luce che non è diurna, non è reale. Strappa ogni cosa alla tenebra, ma ciò che si dispiega luminosamente non è altro che una tentazione notturna, un gesto compiuto nel sogno di un individuo.
Gli era parso tutto possibile, umano, chiaro e inevitabile. Non c’erano ombre o contorni; non c’erano condanne o sentenze. Solo uno stagliarsi ed uno sprofondare nello splendore del suo unico tratto.
Nella salvezza della sua propria luce.
Stato di grazia

Ideazione del suono
realizzato in collaborazione con Lorenzo Tomio

inizio

1 – Suono che ricorda l’audio di un film. O veramente l’audio di un film ( quale film?)
O ancora, suoni prodotti dalla partitura gestuale che accompagna la recitazione del testo. Microfono tra i vestiti.
2 – A questo audio si aggiunge la voce live, che parte ovattata e che diviene a poco a poco    sempre più nitida verso il primo quarto di racconto. (O forse più tardi, da verificare).
3 – A volte è udibile, subliminale, il suono di un cavo in tensione, a rischio si rottura.

tempesta dorata

1 – Verso la fine del racconto, quando i fogli d’oro iniziano ad alzarsi, inizia il rumore connesso allo svolazzare dei fogli. Parte irregolare per poi diventare regolare e persistente, come lo sfogliare le pagine di un libro.
2 – Su questo suono concreto si innesta pian piano e cresce per poi avere predominanza, una musica, come un canto, o un urlo sacro, a molte voci.
Che poi si spegne. Forse anche bruscamente.

fuoco

1 – Dopo che due uomini hanno composto la pira, il fuoco si accende; e anche il suo suono.
Inizia realisticamente come un vero fuoco, per poi crescere di volume, di mostruosità e diventare tutt’altro. Una danza tribale. Un battere di tamburi che si allontana sempre di più.