IL CORPO DI UN ANIMALE SONORO.
Flussi di intensità e accordatura delle materie in Shimmering Beast

> Sara Baranzoni. Giunto alla sua diciottesima ricorrenza, per la prima volta il festival Crisalide si confronta con la dimensione installativa. Shimmering Beast, la "bestia scintillante" creata dal musicista anglo-svizzero Nicolas Field si presenta come una composizione di cimbali sollevati – grazie a diverse aste allungate in maniera crescente – a formare un imponente triangolo rovesciato. Una testa d’ariete luccicante installata su una pedana di legno all’interno dell’ex Oratorio di San Sebastiano, storico edificio cinquecentesco restaurato e da tempo adibito a luogo di mostre ed esposizioni.
L’aspetto visivo risulta di impatto magnificente: la luminosità dorata dei piatti, accentuata dalle rifrazioni sulla superficie bianca delle pareti, crea un gioco di riverberi che va ad intensificarsi nella zona centrale della figura, quella colpita dalla luce di quattro fari fissi. Ma se ad un primo sguardo e stando alla denominazione dell’opera parrebbe questo il livello privilegiato dall’artista, ciò che in fondo più colpisce è l’aspetto sonoro che scaturisce dalla bestia appena essa viene messa in funzione. Apparentemente un semplice e casuale rumore di piatti. Ma alla cui base sta uno studio di notevole complessità.
Il suono si origina in prima battuta sotto la pedana di legno dove, nella parte centrale, sono collocati degli apparecchi trasduttori che attraverso una precisa funzione matematica catturano ed amplificano delle onde di bassa e bassissima frequenza (anche fino a 5 hz), generate da un computer e in gran parte non udibili: una volta amplificate, le vibrazioni che si generano sono trasmesse per contatto alla struttura materiale-animale, e la attraversano secondo diversi livelli, facendola vivere, ossia suonare.
Tecnicamente, ciò che accade è la messa in consistenza di un fenomeno impercettibile, appunto la vibrazione: ad un primo livello, essa si propaga attraverso la pedana raggiungendo le aste, e da esse passa ai piatti, il cui suono appartiene dunque a un secondo livello di risulta. Si inserisce poi un terzo livello, che è quello della vibrazione che dai piatti ritorna alle aste e di nuovo alla pedana, in un’onda continua di trasmissione che attraversa ripetutamente tutta la struttura in un crescendo vibratorio modulato dalla partitura elettronica. 


Nicolas Field
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Shimmering Beast (2011) _Photo© Sara Baranzoni

Dal punto di vista estetico (di ciò che è udibile), il problema posto da Field verte sul come lavorare le masse sonore che si producono passando dall’intensità dell’onda vibratoria all’intensità di un suono armonico dato dalla vibrazione corrispondente e impressa. I cimbali, accostati secondo un preciso disegno di interrelazione reciproca, restituiscono la vibrazione producendo un suono stratificato dal sommarsi delle varie materie. Ma rispetto ad altri lavori che tentano di rendere udibili delle onde sonore prodotte ad arte, qui la materia sonora non si coagula in fraseggi musicali, ma è restituita come flusso di intensità: questi strumenti producono un suono indeterminato anche se ricco di armonici, un fruscio luminoso che si estende nello spazio aereo tracciandolo. Così, lo spazio si riempie del movimento vibratorio, l’espansione del corpo sonoro coinvolge tutto l’ambiente, e l’impatto sensoriale non può prescindere da questa immagine sonora, la quale riesce a sua volta a generare illusioni ottiche: il suono, mandando delle informazioni a un oggetto che è anche visuale, lo trasforma e ne è trasformato. La luce sui piatti, più intensa dove anche la vibrazione è più intensa, rende ulteriormente percettibile il divenire materia dell’onda sonora, che diviene macchina-animale cangiante.
La risultante dei vari livelli (in termini di sonorità, volume, durata) è stata esattamente calcolata dall’artista e dipende da vari fattori, alcuni dei quali invariabili, come la composizione della lega metallica dei cimbali, il loro peso, il diametro e il profilo. Ma anche dall’altezza alla quale sono collocati, e quindi la lunghezza delle aste, e la vicinanza reciproca. Subentra poi il calcolo della ripercussione della vibrazione sui vari materiali. Solo la vibrazione relativa alla pedana è volutamente lasciata fuori dalla previsione, in quanto troppo suscettibile alle mutazioni ambientali.
La partitura delle frequenze trasmesse alla struttura è calcolata in modo da non ripetere mai gli stessi passaggi, ed anche se questo fattore non è sempre immediatamente percepibile, sono previste alternanze di parti piuttosto intense miste a pause o rallentamenti dei colpi per smorzare le vibrazioni, che altrimenti continuerebbero a sommarsi. La sensazione è quella della potenzialità infinita della durata di un tale sistema. Ma mentre la vicinanza dei piatti tenderebbe appunto a prolungare ed intensificare il suono, concorrono al sistema graduale di attenuazione delle vibrazioni impartito elettronicamente la vicinanza dei corpi degli spettatori e delle pareti, che assorbono la vibrazione. Studiando questa molteplice mediazione, ciò che si tenta di attuare è un’accordatura dei diversi livelli a partire dallo schema digitale, per andare verso un flusso sonoro avvolgente, inglobante. Captare la forza inudibile del suono, tradurla in un’intensità percepibile, senza che ciò significhi costringerla in una forma fissa, ma lasciandone i fluire timbri e i colori armonizzati nel corpo sonoro-animale della bestia scintillante.

                                               Nicolas Field_ Photo© Marta Ragusa   

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Nicolas Field
Shimmering Beast
visual and sonic installation

h 18-20 - Oratorio San Sebastiano
Piazza Guido da Montefeltro- Forlì
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SCIENZE DIAGONALI_ COLUMNS_ Sara Baranzoni_ settembre 2011
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