C O M E   P E N S A R E  L A   N O R M A L I Z Z A Z I O N E, guardando a una definizione da vocabolario + un pensiero di Edoardo Sanguineti da Sopra l’Avanguardia (1963) in Ideologia e Linguaggio, Feltrinelli, Milano, 2001, pp. 55-58.

Luca Mannucci. La quarta definizione di normalizzazione che ne dà il dizionario della lingua italiana Zingarelli 2010 è la seguente: “(org. az.) Attività di regolamentazione dei prodotti industriali svolta da un’azienda per fissare un insieme di norme e requisiti che essi devono soddisfare”. Come non citare Edoardo Sanguineti e i suoi saggi Sopra l’avanguardia in cui, partendo dal Walter Benjamin di Angelus Novus, inizia la sua analisi intitolando il primo capitoletto Arte come merce.
Secondo Edoardo Sanguineti l’arte non ha scampo nel sottoporsi al processo di mercificazione, cioè nel diventare un prodotto. Anche nella misura in cui l’arte si esprimesse eroicamente e pateticamente “in un prodotto artistico incontaminato, che possa sfuggire al giuoco immediato della domanda e dell’offerta, che sia insomma commercialmente impraticabile” ci sarà sempre, nell’attuale società capitalistica, un mercante pronto a venderlo e un museo pronto ad accoglierlo. La vittoria delle avanguardie artistiche contro la mercificazione estetica è solo apparente in quanto il museo – invenzione della società borghese e nemico dichiarato delle avanguardie – agisce da neutralizzatore di tutte le possibili istanze rivoluzionarie dell’arte stessa, disposto sempre ad accoglierla nelle sue stanze, per essere passivamente contemplata, alla fine. Quindi il museo diventa principalmente il garante non tanto dell’indiscussa rilevanza artistica del fatto estetico ma della sua iniziazione a merce, acquisendo così valore di mercato a discapito della sua purezza originaria e del suo portato, ripeto, rivoluzionario. Ma anche se questo circolo vizioso si manifesta ripetutamente, Sanguineti definisce l’avanguardia la sede in cui risiede la “verità occulta dell’arte”. contrapponendola al concetto diffuso di essa:

L’arte è pur sempre, in primo luogo, quella cosa che ognuno sa che cosa sia, nell’orizzonte di un mercato utopisticamente concepito come capace di un eterno equilibrio, in cui la domanda e l’offerta possano sempre pacificamente comporsi. Da Baudelaire in poi […] per tutto l’arco romantico e borghese, tutta la verità occulta dell’arte sta nell’avanguardia, che ne confessa indiscretamente il meccanismo nascosto, e in cui, finalmente, tutto il movimento della cultura romantica e borghese precipita con ferma logica
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SCIENZE DIAGONALI_300 WORDS_Luca Mannicci_settembre 2011
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WHY ITALY?
O   D E L L A  S F I D A  A L L A  N O R M A L I Z Z A Z I O N E.
Come trascendere l'omologazione alla norma rispolverando elementi di geometria

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Giulia Tonucci.
La nozione “normalizzazione” apre a diverse alternative di approccio, a molteplici punti di vista, a problematiche fondanti il vivere sociale. Estrapolando l'origine semantica del termine dall'etimo della parola norma ne ricaviamo una duplice possibilità di senso: nella sua accezione latina essa fa infatti riferimento a un'allusione visiva, e soprattutto fisica, quale quella della squadra, lo strumento utilizzato in geometria per misurare gli angoli retti; ma vediamo anche come sia presente in norma la contrazione del verbo greco gnorìzein, "conoscere" e della parola da esso derivata, gnorìma, "strumento per far conoscere". Una conoscenza che procede per angoli retti, dunque. Un sapere che si dà attraverso precise direttive, che non possono essere aggirate.
Geometria: nulla è valido al-di-fuori-del teorema.
Ma come ogni teorema, ogni sapere fissato è tale in quanto ha in sé la condizione di essere messo in dubbio, implica i punti di collasso e le trasformazioni possibili. Senza la possibilità di contrastare la norma, l'unico angolo misurabile – lo dice la parola – è quello ottuso. La capacità di chi si mette in gioco con i propri mezzi, la propria arte, il proprio sapere in campo culturale e teatrale, così come nelle altre dimensioni del reale nella società, sta nella risposta creativa al teorema imposto.
Qui è la sfida. E qui siamo noi, nel tentativo di reinventare una normalità che non vogliamo più riconoscere come tale e che, fortunatamente, sta già mostrando prime, decisive, increspature. La domanda Why Italy? - perché continuare a sottostare a una condizione di omologazione pianificata attraverso strategie di potere basate sull'ignoranza dell'altro - offre alla direttiva del festival una problematica che contestualizza e avvicina le riflessioni sollevate dal tema della normalizzazione. Nelle proposte artistiche presentate scoviamo, allora, gli strumenti possibili per una nuova geometria del pensiero.
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SCIENZE DIAGONALI_300 WORDS_Giulia Tonucci_ settembre 2011
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U T O P I E  D I   E L I M I N A Z I O N E.
È veramente possibile sfuggire alle strategie di potere normalizzanti?

> Sara Baranzoni
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Il termine “normalizzazione”, grazie in particolare alle molteplici trattazioni proposte da Michel Foucault, si carica immediatamente di connotazioni che lo accomunano alle nozioni di repressione, oppressione, coercizione e omologazione di persone o cose a uno standard presunto oggettivo che prenderà di volta in volta il nome di corretto, giusto, buono, naturale, normale.
Il pensiero più semplice, suggeritoci dalla comune necessità di democrazia e di libertà, è forse quello che attraverso la ribellione desidera arrivare a una distruzione di tutte quelle dinamiche di potere che impongono tali identificazioni, forme e discipline, lasciando spazio alla realizzazione, alla creatività e alla soggettivazione individuale. Un pensiero inizialmente condivisibile, ma che presto svela una falla. Prima di tutto, insegna ancora Foucault, è impossibile liberarsi dei poteri e definire un modello di ordine sociale totalmente libertario senza precipitare nel caos o senza incorrere in un nuovo livello di normalizzazione: che cos’è infatti il “ritorno a uno stato naturale” (e che cosa poi può essere definito “naturale”?) se non un ulteriore tentativo di omologare un tutto a un preciso modello utopico? Inoltre, il vero punto focale non è il fuggire tout court dalla massificazione in una corsa sclerotizzata verso l’altrove, quanto piuttosto l’essere in grado di individuare, fare emergere e criticare quelle meccaniche che attraverso forme di violenza talvolta estremamente sottili e sotterranee impongono la sottomissione a determinati poteri. Se la distruzione di un potere implica, infatti, soltanto l’affermazione di un potere altro, sono il relativo riconoscimento, lo studio e la critica che possono permettere di inserirsi in tali dinamiche aggirandole, in modo da costruirsi una propria nicchia minore nella quale sviluppare la propria individualità. Senza cioè disconoscere l'esistenza delle istituzioni di potere, ma vivendo accanto a esse, lontano da una logica dell’asservimento, lasciando spazio alla “libera potenza formatrice” della propria immaginazione.
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SCIENZE DIAGONALI_ 300 WORDS_ Sara Baranzoni_ settembre 2011
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F U O R I- F E S T I V A L
Sui  margini  di  resistenza.

> Mauro Mazzocchi. Un festival che s'occupi dei processi di normalizzazione nelle pratiche artistiche è già di per sé l'inversione di quel campo, l'istituzione, che s'occupa dell'arte in termini normalizzatori. Se  “normalizzare” può significare ricondurre dei flussi a delle norme fisse che identifichino e blocchino su un punto di medietà le stesse correnti, le pratiche artistiche dovranno inevitabilmente viaggiare sulle bordature, sui margini, rispondere a dei requisiti di minimo e massimo che sfigurino i punti d'aggancio della norma. Il punto è questo: seguendo sino in fondo la lezione foucaultiana, i dispositivi di normalizzazione non sono delle macchine aliene, irradiate da un centro di potere a reprimere ed incasellare la vena artistica, l'immacolata libertà dell'arte (o del pensiero); in questo senso un'ampia parte dell'arte, della filosofia, degli stessi festival, ha supportato e supporta i dispositivi disciplinari.
I punti di resistenza sorgono nel medesimo campo dei processi di governance, attingono dagli stessi fasci di forze, provengono dalla medesima inesauribilità; in altri termini, tutto è suscitato, tutto cospira con tutto. Vi è divergenza solamente quando una forza è piegata in maniera non lineare, è captata da dei punti di resistenza, è ritorta o agganciata prima della sua fissazione: allora, (de)bordare, marginalizzare; adoperare corpi, voci e pensieri ad inventare velocità fisicamente incommensurabili, siano sospesi rallentamenti o disperate accelerazioni. Il festival tende così ossessivamente al proprio fuori. Questo festival si pre-sente come gioco infinito di rifrazioni, come eterotopia in continua dislocazione: anzitutto porre la “normalizzazione” sul tavolo d'anatomia, poi la riflessione ottica della prassi artistica nel pensiero e viceversa, nella direzione di una performatività della stessa rifrazione. Per ciò un festival, a costo di rinunciare alla autentificazione-codificazione dell'arte o della filosofia, è piuttosto in cammino verso il Fuori, sulla sua linea di fuga; forse un festival è in origine, o alla fine divenuto, da sempre, un fuori-festival.
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SCIENZE DIAGONALI_ 300 WORDS_ Mauro Mazzocchi_ settembre 2011
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